Nel corso dell’evento “Governare i contratti pubblici: competenze, responsabilità e innovazione. Un modello di cooperazione tra Stato, Regioni e Comuni” organizzato a Roma il 27 ottobre presso la Scuola Nazionale dell’Amministrazione, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, IFEL, ITACA e SNA, in collaborazione con ANAC, CONSIP e Rete degli Osservatori Regionali dei contratti pubblici, hanno presentato l’indagine 2026.
Nell’ambito dell’Osservatorio Nazionale RUP, istituito all’interno del Piano Nazionale Formazione Appalti – PNRR Academy, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, IFEL, SNA, ITACA, in collaborazione con ANAC, CONSIP e la Rete degli Osservatori regionali dei contratti pubblici, hanno realizzato l’Indagine RUP 2026, volta a raccogliere, attraverso un questionario e focus group, indicazioni da parte dei Responsabili Unici del Progetto italiani in merito alla gestione degli appalti e delle concessioni di lavori pubblici, forniture e servizi e all’attuazione degli interventi, anche alla luce delle innovazioni introdotte dal decreto correttivo (d.lgs. n. 209/2024).
Osservatorio RUP 2026 – I risultati
I RUP che hanno risposto al questionario dell’Indagine 2026 sono stati 8.593, con un incremento del 34,6% rispetto ai 6.386 partecipanti dell’edizione precedente. Il 55% dei rispondenti è costituito da uomini e il 45% da donne, con un’età media di 52 anni e una prevalenza di competenze di tipo tecnico-ingegneristico (46% del totale).
Il 51% dei RUP rispondenti è in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione. Tale percentuale risulta più elevata nel settore dei lavori (78%) rispetto a quella riscontrata per i servizi e le forniture (48%). Nell’indagine gli intervistati dichiarano prevalentemente di operare nell’ambito dei servizi diversi da quelli tecnici attinenti ai lavori pubblici (68%), seguiti dalle forniture (59%), dai lavori (42%) e dai servizi tecnici attinenti ai lavori pubblici (29%).
Quanto all’impatto della digitalizzazione del ciclo di vita dei contratti pubblici sull’organizzazione delle stazioni appaltanti, il 18% dei rispondenti ritiene che non vi siano stati effetti rilevanti, in quanto il processo di digitalizzazione era già avanzato. Il 47% ha dichiarato che gli effetti sono stati contenuti, mentre il 23% li ha considerati significativi. Il restante 12% ha evidenziato la necessità di una riorganizzazione complessiva della digitalizzazione degli appalti e delle concessioni, con interventi che hanno comportato anche il reclutamento di personale specializzato e il ridisegno dei sistemi informatici.
La digitalizzazione viene valutata positivamente soprattutto in relazione alla trasparenza (50% di giudizi positivi), al monitoraggio dei processi (56%) e alla qualità dei dati (54%). Permangono tuttavia difficoltà applicative e organizzative, in particolare rispetto alla semplificazione amministrativa e alla riduzione dei tempi procedimentali.
Un elemento di novità dell’Indagine 2026 riguarda l’intelligenza artificiale. Soltanto il 9% dei RUP dichiara di disporre di strumenti adeguati di IA messi a disposizione dall’amministrazione di appartenenza, nonostante questa tecnologia rappresenti uno degli ambiti nei quali emerge una maggiore esigenza di formazione.
In tema di fabbisogno formativo, i partecipanti hanno evidenziato esigenze particolarmente significative nei seguenti ambiti: normazione tecnica e BIM (indice di fabbisogno pari a 8,6), intelligenza artificiale (8,5), concessioni, partenariato pubblico-privato e appalti nei settori speciali (8,2), tecniche di project management (7,7), contenzioso e aggiornamento normativo (7,6), clausole sociali, parità di genere, CCNL e CAM (7,2).
Per quanto riguarda la formazione seguita nell’ultimo anno, il 47% dei rispondenti ha partecipato a corsi sulla digitalizzazione, sulle piattaforme di approvvigionamento digitale (PAD) e sulla trasparenza; il 44% a corsi sul contenzioso e sull’aggiornamento normativo e il 42% a corsi sulla redazione di documenti progettuali e di gara per servizi e forniture. Seguono le competenze trasversali (38%), l’intelligenza artificiale (34%), la normazione tecnica e il BIM (31%) e le tecniche di project management (27%).
Nonostante la significativa partecipazione alle attività formative, l’indagine evidenzia il permanere di importanti fabbisogni di aggiornamento e specializzazione, soprattutto negli ambiti caratterizzati da maggiore complessità tecnica, normativa e gestionale, confermando la necessità di rafforzare l’offerta formativa destinata ai Responsabili Unici del Progetto.




